Il 3 luglio ho pubblicato un primo post per annunciare che io e Vincenzo Cosenza aveva deciso di organizzare il RomeCamp2008. Ne faccio una sintesi:
Il RomeCamp2008 nasce con largo anticipo per permetterci di:
- stabilire collettivamente un’agenda con l’idea di ottenere un evento che si sviluppi attorno a uno o più temi chiave;
- pensare collegialmente la formula organizzativa (di questo parlerà da domani Antonella);
- organizzare l’evento al meglio, garantendo che sarà un’esperienza di qualità sia sotto il profilo dei contenuti che sotto quello delle relazioni umane.
Cito alcuni dei commenti:
- Antonio Pavolini: secondo me dovrebbe essere un “barcamp del fare”, con tanto di next steps da portarsi a casa a evento terminato, individualmente o per gruppi.
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Domenico Nardone. Un più consistente coinvolgimento del mondo universitario? Ci sono molti corsi, gruppi di studio e di ricerca di facoltà diverse che affrontano temi “buoni” per un barcamp, spesso i risultati e le conoscenze che tirano fuori sono notevoli ma troppe volte restano ingabbiate nel recinto accademico.
Robie06. Non sono molto convinto che la sede universitaria possa essere un luogo dove il cazzeggio non prenda piede, soprattutto perchè più o meno ci sono sempre le stesse persone che ormai si conoscono da anni. E la sede universitaria potrebbe non attirare i “potenziali interessati” che non sono ancora inseriti in queste logiche ma che potrebbero portare idee e “manovalanza” buona per far crescere la blogsfera italiana.
- Jacopo Murador. Nei barcamp le presentazioni sono la miccia che innesca il dibatito e se la miccia è bagnata non c’è nessun botto. Per questo metterei un po’ di pressione agli speaker per alzare la qualità e evitare improvvisazioni, le quali le lascerei alla fase di dibattito sucessiva allo speech. A questo scopo, la formula degli eventi Ignite (http://ignite.oreilly.com) è molto interessante. Ogni presentazione dura 5 minuti, 20 slide che scorrono automaticamente a cadenza regolare di 15 secondi.
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